Chi apre WhatsApp venti volte al giorno probabilmente non se n’è accorto, ma nel giro di pochi giorni, ad agosto 2026, l’app di Meta ha mosso quattro pezzi diversi. Presa una alla volta nessuna di queste novità sembra decisiva. Messe in fila, invece, indicano una direzione: la messaggistica più usata al mondo sta allentando i due legami che l’avevano definita dall’inizio, cioè il numero di telefono come unico indirizzo e il cloud del sistema operativo come unico magazzino delle conversazioni.
Conviene togliere subito il dubbio principale, perché è quello che interessa a chi legge: quasi nulla di tutto questo è già sul tuo telefono. Delle quattro novità una sola è davvero partita a livello internazionale, quella dei nomi utente. Le altre tre sono state scovate dentro versioni di prova dell’app e nessuna ha una data ufficiale di arrivo.
Il numero di telefono non è più l’unico indirizzo
La novità più concreta è l’arrivo dei nomi utente. Nel 2026 WhatsApp ha aperto le prenotazioni a livello internazionale e, secondo la ricostruzione di Melablog, il quadro completo dovrebbe essere pronto entro la fine dell’anno. Il funzionamento è questo: il numero resta agganciato all’account, ma di fianco compare un secondo identificativo che scegli tu. Chi vuole scriverti digita quel nome e non vede il tuo recapito.
Il motivo per cui la cosa interessa anche a chi non è appassionato di privacy è banale. Basta entrare in un gruppo — la chat della classe, quella di un evento, una trattativa per vendere qualcosa online — perché il proprio numero finisca sotto gli occhi di sconosciuti. È da lì che nasce la funzione, non da un’esigenza teorica.
Il dettaglio che cambia il senso di tutto, però, è quello che WhatsApp ha deciso di non fare. Non arriverà nessun elenco consultabile dei profili: per raggiungere una persona bisogna sapere esattamente come si scrive il suo nome utente, lettera per lettera. È la distanza dal modello di Instagram e Telegram, dove trovare qualcuno è molto più semplice. Meta sta preparando anche una “chiave del nome utente”, un codice facoltativo da consegnare a chi deve mandarti il primo messaggio. E la corsa al nickname libero rischia di durare poco: la stessa Meta dichiara oltre tre miliardi di utenti attivi, quindi i nomi brevi e i soprannomi comuni spariranno in fretta.
Dove si prenota il proprio, quali regole valgono contro i doppioni e perché la scelta pesa di più per chi usa l’app per lavoro: ne parliamo per esteso nell’approfondimento sugli username di WhatsApp.
Le reazioni ai messaggi cominciano a muoversi
All’estremo opposto per importanza c’è un ritocco puramente estetico. Le emoji che si usano come reazione a un messaggio — quelle che compaiono tenendo premuto sul fumetto — hanno iniziato ad animarsi, come già succedeva alle emoji inviate dentro i messaggi normali. La funzione è stata individuata da TuttoAndroid nella beta 2.26.33.4 per Android e per ora tocca solo una parte dei tester. Sono poche quelle che si muovono: per ora si animano il cuore rosso, le mani giunte, il pollice in su e la faccina con la lacrima di gioia.
C’è un motivo se un tuo amico le vede e tu no, pur avendo installato la stessa identica app: l’accensione avviene account per account, non in base al numero di versione. Chi le trova fastidiose può spegnerle dalle impostazioni e tornare alle reazioni ferme. Nel frattempo l’azienda sta studiando reazioni con emoji personalizzate riservate a chi paga l’abbonamento WhatsApp Plus. Quali emoji sono già animate e come capire se la funzione è attiva sul tuo profilo lo trovi nel pezzo sulle reazioni con emoji animate.
Le chat cercano una cassaforte diversa da iCloud
Il capitolo più pesante riguarda dove finiscono le conversazioni quando le salvi. Su iPhone, oggi, il backup di WhatsApp si appoggia a iCloud e consuma lo stesso spazio che ospita fotografie, documenti e il salvataggio del telefono. Dentro una versione di prova per iOS, la 26.28.10.16, sono spuntati i riferimenti a un archivio gestito direttamente dall’app: 2 GB gratuiti riservati alla cronologia delle chat, staccati dai 5 GB che Apple mette a disposizione per tutto il resto.
Il conto, per chi non paga un abbonamento cloud, è presto fatto: lo spazio gratuito complessivo passerebbe da 5 a 7 GB, cioè il 40% in più, con la differenza non trascurabile che i 2 GB nuovi non sarebbero contesi dalle foto. Restano ipotesi, perché Meta non ha annunciato nulla di ufficiale. I piani a pagamento di cui si parla, la crittografia sempre accesa e il rischio molto concreto legato alla password stanno nell’articolo sul nuovo backup di WhatsApp.
E in chiamata, su iPhone, un tasto per farsi sentire
La quarta mossa è la più piccola e riguarda solo chi telefona da iPhone. Mentre una chiamata è in corso, sotto il pulsante “Altro”, sta comparendo un collegamento diretto alle modalità microfono di iOS. Quelle impostazioni non le inventa WhatsApp: esistevano già nel sistema di Apple, ma per usarle bisognava andarsele a cercare altrove mentre si stava parlando. Le scelte disponibili sono quattro: Standard, Automatica, Ampio spettro e Isolamento voce. Servono a decidere quanto rumore di fondo lasciare entrare. Anche in questo caso, riferisce sempre Melablog, la distribuzione avviene a scaglioni e senza date. Quale conviene in quale situazione lo spieghiamo nella scheda sulle modalità microfono nelle chiamate.
Perché sul tuo telefono non c’è ancora niente
Il denominatore comune dei tempi è questo: tre novità su quattro vivono ancora dentro versioni di prova, e per nessuna delle quattro esiste una data valida per tutti. Aggiornare l’app dal negozio digitale, quindi, serve a poco. WhatsApp accende le funzioni un profilo alla volta, e due telefoni con lo stesso software possono comportarsi in modo diverso per settimane.
Il filo che lega il gruppo, però, dice qualcosa di più delle singole funzioni, e torna al punto di partenza. Due mosse su quattro tolgono peso a qualcosa che a Meta non appartiene: il numero di telefono, che è dell’operatore, e lo spazio cloud di Apple o Google, che appartiene a chi produce il sistema operativo. Il nome utente prende il posto del primo, l’archivio dedicato punta a prendere il posto del secondo. Animazioni e scorciatoia al microfono, al confronto, sono rifiniture. Se di questo giro di aggiornamenti resterà qualcosa, resteranno le prime due. Trovi le altre funzioni comparse negli ultimi mesi nella nostra panoramica su WhatsApp e Meta.


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