Chip A20 Pro: da dove viene il 18% di prestazioni in più

Chip A20 Pro: da dove viene il 18% di prestazioni in più

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Il 18% di prestazioni in più del chip A20 Pro non è un dato misurato: viene da un solo leaker cinese su Weibo. Ecco cosa dicono davvero le fonti.


Circola da giorni una cifra precisa sul prossimo processore di Apple: il 18% di prestazioni in più. Il numero sembra il risultato di una misurazione, ma non lo è. Non arriva da Apple, non arriva da un test e non arriva da un laboratorio. Arriva da una persona sola, che ha scritto un messaggio su un social network cinese.

Vale la pena partire da qui, perché cambia completamente il peso da dare a quel numero. Se ti stai chiedendo quanto sarà veloce il prossimo iPhone Pro, la risposta onesta oggi è: nessuno lo ha ancora provato. Quello che esiste è una ricostruzione, e conviene sapere chi l’ha fatta.

Da dove esce davvero il numero 18%

La cifra è stata pubblicata su Weibo, un social molto usato in Cina, da Fixed Focus Digital, un profilo che si occupa di anticipazioni sui prodotti tecnologici. Secondo il racconto di iSpazio, che ha riportato l’anticipazione, il dato proviene dalla catena di approvvigionamento: cioè dalle aziende che forniscono ad Apple i pezzi con cui costruisce i telefoni. Sono fornitori che vedono i componenti mesi prima di noi, ma che vedono anche solo la propria porzione di lavoro.

Insieme al 18% compare un secondo numero, il 30%, riferito all’efficienza energetica. Efficienza energetica significa quanta corrente serve al processore per svolgere lo stesso compito: più è efficiente, meno batteria consuma a parita di lavoro fatto. Anche questo dato ha la stessa identica origine.

Il confronto è con l’A19 Pro, cioè il processore che equipaggia i modelli attualmente in commercio. Quindi la lettura corretta della frase è questa: una fonte anonima riferita da un leaker sostiene che il nuovo chip andrà circa un quinto più forte del precedente. Non che sia stato misurato che ci va.

Perché non è un benchmark

Un benchmark è un programma che fa eseguire a un dispositivo una serie di compiti standard e assegna un punteggio, così da poter confrontare telefoni diversi con lo stesso metro. Per esistere ha bisogno di due cose: un apparecchio funzionante e qualcuno che ci faccia girare il test.

Nessuna delle due condizioni è soddisfatta qui. Il telefono non è stato presentato, e nessuna delle fonti disponibili dice di aver visto un punteggio. Il 18% è una previsione riferita, non un risultato registrato.

Le altre ricostruzioni descrivono lo stesso chip senza dare numeri

Questo è il punto che emerge solo mettendo il materiale a confronto, e che nessun singolo articolo dice. Le anticipazioni disponibili sul nuovo processore sono sostanzialmente due filoni, e si comportano in modo diverso davanti alla stessa domanda.

Il filone che fa capo a Fixed Focus Digital quantifica: 18 e 30. L’altro filone, un riepilogo dei rumor attribuito a 9to5Mac e ripreso in Italia, descrive lo stesso componente in termini puramente qualitativi. Dice che la nuova costruzione potrebbe migliorare prestazioni ed efficienza, e che lascerebbe più spazio ai calcoli di intelligenza artificiale svolti sul telefono invece che su un server lontano. Ma non associa a queste affermazioni nessuna percentuale.

La stessa cosa vale per la ricostruzione centrata sui colori della gamma: quando tocca il capitolo prestazioni, parla genericamente di efficienza migliore e di una gestione più solida dei compiti pesanti. Di nuovo, zero cifre.

Va detto che il materiale disponibile su questo argomento si riduce a due sole testate non sovrapposte, e che il 18% compare in una soltanto. Non è una convergenza di fonti indipendenti: è un dato singolo, ripetuto.

Cosa c’è sotto: due nanometri e una nuova costruzione

Sulla parte tecnica, invece, le ricostruzioni vanno d’accordo. Il chip in questione si chiamerebbe A20 Pro. Un chip è il quadratino di silicio che contiene il cervello del telefono: fa i calcoli, gestisce lo schermo, elabora le foto.

Sarebbe il primo processore Apple prodotto con il processo a 2 nanometri della taiwanese TSMC, l’azienda che fisicamente fabbrica questi componenti. Il nanometro è un’unità di misura microscopica usata per indicare quanto sono fitti i circuiti stampati sul silicio: più il numero è piccolo, più componenti stanno nello stesso spazio, e in genere consumano meno per fare lo stesso lavoro.

La seconda novità è il modo in cui i pezzi vengono assemblati, chiamato WMCM (Wafer-Level Multi-Chip Module). È una tecnica di packaging, cioè di impacchettamento: riguarda come si montano insieme sullo stesso supporto più blocchi di silicio diversi. Non è un dettaglio da poco, perché il modo in cui i pezzi sono disposti influenza quanto calore producono e quanto in fretta si scambiano i dati.

Sono queste due novità insieme, secondo iSpazio, a rendere credibile un miglioramento superiore al normale ricambio annuale. Che è un’argomentazione ragionevole, ma resta un’argomentazione: spiega perché il salto potrebbe essere grosso, non dimostra che sia del 18%.

Cosa cambierebbe nell’uso, secondo chi lo racconta

Qui serve prudenza doppia, perché è il terreno su cui si inventa più facilmente. Mi limito a ciò che le fonti dicono davvero.

Sull’efficienza, iSpazio indica due strade alternative. Il margine guadagnato potrebbe trasformarsi in più ore di autonomia con la stessa batteria, oppure Apple potrebbe spenderlo diversamente, alzando le prestazioni senza far salire troppo i consumi. Sono due esiti opposti dallo stesso punto di partenza, e nessuno sa quale verrà scelto.

Sul versante dei calcoli locali, il riepilogo dei rumor collega la nuova costruzione a più margine per l’intelligenza artificiale eseguita direttamente sul dispositivo. Anche qui nessuna quantificazione, e nessun esempio di funzione concreta.

Un terzo elemento riguarda l’energia ma non il chip: sempre secondo quel riepilogo, il modello Pro Max avrebbe una batteria più capiente di circa il 10% rispetto alla generazione attuale, e monterebbe un modem interno chiamato C2, cioè il componente che gestisce il collegamento alla rete telefonica. Se questi tre pezzi lavorassero nella stessa direzione l’autonomia ne beneficerebbe, ma è una somma che nessuna fonte ha fatto con dei numeri.

Il numero che invece ha una fonte diversa

C’è un dato economico che vale la pena isolare, perché non riguarda il portafoglio del lettore ma il costo industriale del componente. Le anticipazioni raccolte da iSpazio parlano di un costo che arriverebbe fino a 280 dollari per singolo A20, indicato come circa l’80% in più rispetto all’A19.

Anche questa è un’indiscrezione, non un bilancio. La riporto perché mostra una cosa utile: le due percentuali che circolano su questo chip, il 18% di prestazioni e l’80% di costo in più, hanno ordini di grandezza molto distanti. Nessuna fonte trae da questo accostamento una conclusione, e non la traggo neanche io.

Cosa resta da verificare

Nulla di quanto sopra è stato confermato da Apple. Lo scrivono esplicitamente tutte le ricostruzioni disponibili: si tratta di informazioni non ufficiali, che potrebbero cambiare o non trovare conferma nel prodotto finito. Una delle fonti lo mette per iscritto: finché non arriva l’annuncio dal palco, resta aperta la domanda su quanti fra questi pezzi sopravvivranno al passaggio dal rumor al telefono vero.

Nel frattempo, il modo più sensato di leggere il 18% è trattarlo per quello che è: un’indicazione riferita da un profilo di anticipazioni cinese, sulla base di informazioni della catena di fornitura. Non un dato di prestazioni misurato, e nemmeno una promessa dell’azienda. Se e quando qualcuno accenderà uno di questi telefoni e ci farà girare un test, avremo un numero che significa qualcosa di diverso. Oggi non c’è.

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