Google Pixel 11: i quattro modelli e i prezzi in Italia

Google Pixel 11: i quattro modelli e i prezzi in Italia

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Google ha presentato quattro Pixel 11 ma in Italia se ne comprano tre: cosa cambia davvero fra base, Pro e Pro XL e quanto costano.


Il 12 agosto 2026 Google ha alzato il sipario su quattro telefoni in una volta sola: il Pixel 11, le due varianti Pro e Pro XL, e un pieghevole battezzato Pixel 11 Pro Fold. Sugli scaffali dal 20 agosto. Se stai valutando l’acquisto, la prima cosa da sapere è che in Italia i modelli acquistabili sono tre, non quattro: il Fold resta fuori dal listino italiano, pur arrivando in altri paesi europei.

La seconda cosa è che i tre modelli in vendita da noi coprono una forbice di 400 euro, da 999 a 1.399 euro. Sono cifre che meritano di essere lette insieme alle differenze reali fra le schede tecniche, perché in alcuni punti il salto è netto e in altri quasi impercettibile. Qui sotto trovi il quadro completo, modello per modello, con i numeri dichiarati e cosa cambia davvero passando da uno all’altro.

I quattro modelli in una riga ciascuno

Tutti e quattro condividono lo stesso motore, il chip Tensor G6, prodotto con un processo a 2 nanometri. Il nanometro qui è la misura della miniaturizzazione dei circuiti: più il numero è piccolo, più transistor entrano nello stesso spazio, a parità di consumi. È il denominatore comune della gamma, quindi non è un criterio per scegliere fra i quattro.

  • Pixel 11 — schermo da 6,3 pollici, 12 GB di RAM, tre fotocamere posteriori, 999 euro;
  • Pixel 11 Pro — 6,3 pollici come il base ma con comparto fotografico e schermo di livello superiore, fino a 16 GB di RAM, 1.199 euro;
  • Pixel 11 Pro XL — la versione grande del Pro, 6,8 pollici, 1.399 euro;
  • Pixel 11 Pro Fold — il pieghevole, 8 pollici da aperto, non venduto in Italia; negli Stati Uniti parte da 1.899 dollari.

Il dettaglio che salta all’occhio confrontando le prime due righe: Pixel 11 e Pixel 11 Pro hanno lo stesso identico diagonale di schermo, 6,3 pollici. Chi cerca un telefono compatto quindi non è obbligato a scendere di gamma per averlo, come succede spesso altrove. I 200 euro di differenza fra i due si spendono sulle fotocamere, sulla luminosità del pannello e sulla memoria, non sulle dimensioni.

Cosa separa davvero il base dai due Pro

Sulla carta la distanza si misura in tre punti concreti.

Lo schermo. Il pannello del Pixel 11 arriva a un picco di 3.000 nit, quello dei due Pro a 3.600. Il nit misura quanta luce lo schermo emette: più è alto, più resta leggibile sotto il sole d’agosto. Il vetro protettivo è invece lo stesso su tutti, un Gorilla Glass Victus 2 antigraffio, quindi da questo lato pagare di più non compra più robustezza.

Le fotocamere. Qui la forbice si allarga parecchio. Sul Pixel 11 il sensore principale si ferma a 48 megapixel; l’ultragrandangolare ne conta 13, il teleobiettivo 10,8, e lo zoom arriva al massimo a 30x. I due Pro salgono a 50 megapixel sul principale e — soprattutto — a 48 megapixel sia sull’ultragrandangolare sia sul teleobiettivo, che arriva a 120x. Vale la pena fermarsi su questi due numeri: il teleobiettivo passa da 10,8 a 48 megapixel, quasi cinque volte tanto, e la portata dello zoom quadruplica. È la singola differenza più marcata dell’intero listino. La fotocamera frontale dei Pro è da 42 megapixel.

La memoria. 12 GB di RAM sul base, fino a 16 sui Pro e sul Fold. La RAM è lo spazio di lavoro temporaneo: incide su quante app restano aperte in sottofondo senza doversi ricaricare da capo.

Fuori da questi tre punti le somiglianze sono molte, e alcune differenze che Google non ha messo in prima fila si vedono solo mettendo i telefoni uno accanto all’altro. Ne parliamo in dettaglio nella pagina dedicata alle novità dei Pixel 11 che Google non ha raccontato al lancio, dal sensore del teleobiettivo alla forza dei magneti sul retro.

Il Pixel 11 base e la sporgenza della fotocamera

La modifica più visibile sul modello da 999 euro non è dentro la scheda tecnica, è sul retro. La barra che ospita le fotocamere, elemento riconoscibile della famiglia Pixel da diverse generazioni, è stata assottigliata del 40%. Google sostiene che con una cover ufficiale montata la sporgenza sparisca del tutto, e che il telefono resti fermo appoggiato su un tavolo invece di dondolare.

È un dettaglio che sembra minore finché non ci si convive: un telefono che balla quando lo usi appoggiato alla scrivania è un fastidio quotidiano. Da notare però che la promessa dell’appoggio piatto è legata all’uso della cover, non al telefono nudo.

HiLight: il LED di notifica torna, ma solo sui Pro

I tre modelli Pro guadagnano invece HiLight: attorno al flash corre un anello luminoso a LED. Si accende con colori differenti per segnalare una chiamata in arrivo oppure una conversazione in corso con Gemini, l’assistente basato sull’intelligenza artificiale di Google.

Chi ha usato uno smartphone dieci anni fa riconoscerà il concetto: è il LED di notifica, la lucina che lampeggiava quando arrivava un messaggio a schermo spento. Era sparita quasi ovunque, e come nota iPhone Italia su iPhone non c’è mai stata. Il ritorno non è nostalgico: qui la lucina serve soprattutto a dirti quando l’assistente ti sta ascoltando, cioè a rendere visibile una cosa che prima non aveva un segnale fisico.

Va sottolineato che HiLight non è presente sul Pixel 11 base. Chi punta al modello da 999 euro non lo avrà.

Le novità software annunciate

Insieme all’hardware Google ha presentato alcune funzioni che arrivano con i nuovi telefoni.

  • Camera Looks — permette di scegliere l’estetica dello scatto mentre lo si sta facendo, tra le tre opzioni Natural, Shadows e Vanilla. Il meccanismo ricalca quello degli stili fotografici che Apple offre sui suoi telefoni: si decide il carattere dell’immagine prima, non dopo, in fase di modifica;
  • Magic Capture — da una sola registrazione ricava in automatico una serie di foto e di clip già montate e stabilizzate;
  • Rambler — dettatura vocale che rimette in ordine le frasi dette in modo sconnesso;
  • Circle to Search — la ricerca cerchiando un elemento sullo schermo, che ora entra dentro l’app fotocamera: si punta l’obiettivo su qualcosa e si cerca da lì.

A queste si è aggiunta, dopo il lancio, una funzione che Google non aveva messo nella presentazione: la possibilità di assegnare una vibrazione diversa a ogni contatto e alle notifiche. Ne abbiamo scritto una guida ai percorsi per impostare le vibrazioni personalizzate, perché le impostazioni sono sparse in tre menu diversi.

Non solo telefoni: Pixel Watch 5 e Pixel Tag

La presentazione ha coperto anche due accessori.

Il Pixel Watch 5 arriva con una localizzazione GPS più precisa, una guida per l’allenamento della forza e una funzione che riconosce l’interruzione del respiro e allerta i soccorsi. Costa 419 euro nella cassa da 41 millimetri e 449 in quella da 45.

Il Pixel Tag è invece il primo localizzatore Bluetooth di Google: il portachiavi da attaccare alle chiavi o alla valigia per ritrovarle dal telefono. Negli Stati Uniti costa 29 dollari singolarmente e 99 dollari nella confezione da quattro; per l’Italia il prezzo non era ancora stato comunicato al momento della presentazione. Il concorrente diretto è l’AirTag di Apple.

Prezzi italiani e calendario

Questi sono i listini ufficiali dello store Google per l’Italia, aggiornati alla presentazione di agosto 2026.

  • Pixel 11 — 999 euro
  • Pixel 11 Pro — 1.199 euro
  • Pixel 11 Pro XL — 1.399 euro
  • Pixel Watch 5, cassa da 41 mm — 419 euro
  • Pixel Watch 5, cassa da 45 mm — 449 euro

I 200 euro che separano il Pixel 11 dal Pixel 11 Pro comprano essenzialmente il salto fotografico e la luminosità dello schermo, visto che il diagonale non cambia. I 200 successivi, dal Pro al Pro XL, comprano invece mezzo pollice di schermo in più: 6,8 contro 6,3. È una scala di prezzo insolitamente lineare, ma le due tranche non pesano allo stesso modo — la prima cambia cosa il telefono sa fare, la seconda cambia quanto è grande.

Il pieghevole che in Italia non si compra

Il Pixel 11 Pro Fold è il modello con la scheda tecnica più ambiziosa e quello che da noi non arriverà. Schermo esterno OLED da 6,5 pollici, interno da 8 pollici a 120 Hz — cioè con l’immagine ridisegnata 120 volte al secondo, il che rende più fluido lo scorrimento — e picco di 3.600 nit sul pannello grande.

Aperto misura 5,1 millimetri di spessore, chiuso 10,2. La batteria dichiarata è da 4.806 mAh, la RAM da 16 GB. Per la costruzione Google cita tre scelte: dietro un composito di fibra di vetro, sopra il pannello uno strato vetroso ispessito, e in mezzo una cerniera priva di ingranaggi, disegnata su un raggio di curvatura più ampio: quest’ultimo dettaglio serve a far piegare lo schermo su un arco più morbido, riducendo il segno della piega.

Sul comparto fotografico si scende invece: principale da 48 megapixel, ultragrandangolare da 10,5, e un teleobiettivo che si ferma a 10,8 megapixel, con lo zoom limitato a 30x. Sono i valori del Pixel 11 base, non quelli dei Pro. Chi lo compra all’estero paga il formato pieghevole, non il comparto fotografico migliore della gamma.

Il quadro d’insieme

Guardando i quattro modelli insieme emerge una scelta di posizionamento chiara. Il Pixel 11 base non è la versione ridotta del Pro: ne condivide il formato e il chip, e rinuncia soprattutto alle fotocamere e a HiLight. Il Pro XL non aggiunge nulla al Pro se non le dimensioni. E il Fold, il più costoso, monta fotocamere da modello base.

Detto altrimenti: la differenza che pesa di più in questa generazione non è fra grande e piccolo né fra rigido e pieghevole, è fra chi ha il teleobiettivo da 48 megapixel e chi no. Sono i due Pro, ed è esattamente la fascia da 1.199 euro in su. Il resto delle differenze — la barra della fotocamera più sottile, l’anello luminoso, il mezzo pollice — sono variazioni sul tema.

Restano poi le differenze che al lancio non sono state raccontate, e che si scoprono solo confrontando i Pixel 11 con quelli dell’anno prima: sono quelle di cui ci occupiamo nelle due pagine collegate a questa.

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