Pixel 11, fotocamere e IA: cosa cambia negli scatti

Pixel 11, fotocamere e IA: cosa cambia negli scatti

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Sensore principale più grande, teleobiettivo 5x rivisto e funzioni Gemini: cosa richiede il telefono nuovo e cosa arriva via aggiornamento.


Sulla nuova generazione di telefoni Google la scheda tecnica si muove pochissimo quasi ovunque. Il comparto fotografico è l’eccezione: è l’unico capitolo dove qualcosa cambia davvero anche a livello di componenti, e non solo di programmi.

Vale la pena tenere separate le due cose, perché nelle presentazioni arrivano mescolate. Da un lato ci sono i pezzi fisici — obiettivi e sensori — che cambiano solo comprando il telefono nuovo. Dall’altro c’è l’elaborazione automatica delle immagini, che invece viaggia sugli aggiornamenti e ha tempi tutti suoi.

Il pezzo che cambia davvero: un sensore più grande

Il Pixel 11 monta tre fotocamere sul retro, e la novità sostanziale sta nel sensore principale, più grande di quello montato l’anno precedente. Un dettaglio di contesto rende la notizia meno clamorosa di quanto suoni: secondo la prova di GizChina, il punto di partenza del modello precedente era piuttosto basso. L’aumento serve quindi soprattutto a rimettere il telefono in linea con la concorrenza, più che a superarla.

Cosa significhi in pratica un sensore più grande si spiega in una riga: a parità di tutto il resto, una superficie maggiore raccoglie più luce. E più luce in ingresso vuol dire soprattutto una cosa, cioè fotografie migliori quando ce n’è poca — la sera, al chiuso, nelle scene notturne. In pieno giorno la differenza è molto meno visibile, perché la luce abbonda comunque.

Il modello Pro XL fa un passo in più, e su due obiettivi anziché uno: cresce il sensore principale e cresce anche quello dietro al teleobiettivo 5x, l’obiettivo che avvicina i soggetti lontani senza tagliare l’immagine.

Lo zoom spinto e la parte di zoom che serve

Sul Pro XL compare anche uno zoom che arriva fino a 120x. È il numero che finisce nei titoli, ed è anche quello che conta di meno.

La ragione è semplice: oltre un certo ingrandimento l’immagine è ricostruita più che ripresa, e il risultato serve a poco. L’intervallo in cui un teleobiettivo cambia davvero le fotografie che fai è quello fra 5x e 20x — il ritratto rubato dall’altra parte della piazza, il dettaglio di una facciata, il palco visto dal fondo della sala. Ed è proprio lì, secondo la stessa prova, che il nuovo modello si comporta meglio del precedente.

I video: quello che il telefono registra, e quello che non è cambiato

Sul fronte video la dotazione è ampia. Sul modello base il tetto massimo è il 4K a 60 fotogrammi al secondo. Il Pro XL tiene le modalità più avanzate della famiglia, compresa la possibilità di arrivare all’8K attraverso l’elaborazione differita del video, oltre al 4K a 60 fotogrammi, all’HDR a 10 bit, alla doppia stabilizzazione ottica ed elettronica e agli strumenti per le riprese al buio.

Anche la fotocamera frontale sale al 4K, che è la voce più rilevante per chi si riprende parlando in camera.

Detto l’elenco, però, il giudizio d’uso è netto e va nella direzione opposta: rispetto alla generazione precedente non c’è nessun salto. La qualità resta buona, la stabilizzazione funziona, la gamma dinamica è ampia — ma sono sostanzialmente gli stessi video di prima. E nel confronto con gli iPhone la distanza rimane evidente, soprattutto per costanza dei risultati, cambi di focale e affidabilità nelle situazioni complicate.

È una precisazione che conta più di quanto sembri, perché la lista delle sigle supportate lascia intendere un progresso che, alla prova dei fatti, sul video non c’è stato.

Dove finisce la fotografia e comincia il calcolo

La parte che sta crescendo più in fretta non è nessuno dei componenti visti finora. È il software che interviene sull’immagine dopo lo scatto — e su questi telefoni non è più un accessorio, ma uno dei pilastri dell’esperienza fotografica.

Il repertorio disponibile comprende strumenti di miglioramento automatico degli scatti, una versione evoluta della modalità notturna, la modifica generativa delle immagini, l’assistenza durante l’inquadratura e una serie di funzioni che appoggiano sui modelli Gemini per lavorare sia sulle foto sia sui filmati. Sul Pro XL si aggiungono una stabilizzazione più avanzata e strumenti pensati per chi produce molti contenuti, resi possibili dalla maggiore capacità di calcolo del chip.

Qui però conviene introdurre una distinzione che le schede tecniche non fanno, ed è quella che separa due famiglie di funzioni molto diverse fra loro.

  • Le funzioni che migliorano una fotografia realmente scattata: riducono il rumore, recuperano le ombre, gestiscono meglio i contrasti forti. Lavorano su qualcosa che l’obiettivo ha effettivamente visto.
  • Le funzioni che ricostruiscono porzioni di immagine: generano pixel che nella scena non c’erano, riempiendo o sostituendo parti della fotografia.

La prima famiglia raccoglie consensi ampi. La seconda apre un problema che non è tecnico ma di definizione: a partire da quale punto quella che hai in galleria smette di essere una fotografia? Il confronto su questo punto è appena cominciato, e fra i grandi produttori Google risulta quello che accelera di più su questa strada.

La conseguenza pratica: quanto di tutto questo richiede il telefono nuovo

Arriviamo al punto che ha ricadute concrete, ed emerge proprio dal confronto fra le due metà di questo articolo.

Le novità hardware sono poche e ben delimitate: sensore principale più grande su entrambi i modelli, teleobiettivo 5x migliorato e zoom spinto sul solo Pro XL. Quelle sì, richiedono il dispositivo nuovo, perché un obiettivo non si scarica.

Tutto il resto — l’intero repertorio di elaborazione che abbiamo appena elencato — è software. E il software, prima o poi, scende in tutto o in parte sui modelli precedenti, che su questa famiglia di telefoni ricevono aggiornamenti per sette anni.

Ne discende una cosa che vale la pena avere in chiaro: chi possiede un modello recente vedrà probabilmente arrivare una quota di queste funzioni senza cambiare telefono. Quello che non arriverà via aggiornamento è la superficie del sensore. Se le tue foto peggiori sono quelle serali e al chiuso, la differenza sta nel componente; se invece quello che ti interessa sono gli strumenti di modifica, la strada dell’aggiornamento resta aperta.

Questa dinamica non riguarda soltanto le fotocamere: attraversa l’intera generazione, ed è la ragione per cui il bilancio complessivo risulta più magro di quanto il listino lasci intendere. Nel quadro d’insieme su cosa cambia davvero rispetto al Pixel 10 abbiamo messo in fila anche schermi, memorie, autonomia e prezzi.

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