Android 17 mette un tetto alla memoria di ogni app

Android 17 mette un tetto alla memoria di ogni app

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Con Android 17 ogni app ha un tetto di memoria e chi lo supera viene rallentato o chiuso. Cosa cambia per il telefono e perché c’entra il prezzo della RAM.


Ti è mai capitato che il telefono diventi improvvisamente lento, e che tornando alla schermata iniziale tutto ricominci a funzionare? Spesso la causa è una sola applicazione che si è presa più memoria di quanta ne servisse, lasciando le briciole a tutto il resto.

Con Android 17 Google ha deciso di intervenire proprio su questo, e lo fa in modo diretto: ogni applicazione ha ora un tetto massimo di memoria che non può superare. Chi lo sfora viene prima rallentato dal sistema e, nei casi peggiori, chiuso.

Di quale memoria stiamo parlando

Una precisazione necessaria, perché la parola “memoria” sul telefono indica due cose diverse. Non si parla qui dello spazio dove tieni foto e applicazioni installate, quello misurato in 128 o 256 GB. Si parla della RAM: la memoria di lavoro, quella che il telefono usa per tenere aperte le applicazioni mentre le stai usando. È molto più piccola dell’altra e si svuota a ogni riavvio.

Quando la RAM finisce, il sistema è costretto a chiudere qualcosa in sottofondo per fare posto. È la ragione per cui a volte torni su un’app aperta cinque minuti prima e la ritrovi ripartita da zero.

Come funziona il nuovo tetto

Google ha annunciato la novità sul proprio blog per sviluppatori. Il meccanismo, riportato da TuttoAndroid, è partito dagli smartphone della gamma Pixel e serve a proteggere l’esperienza complessiva d’uso dalle applicazioni che divorano memoria e finiscono per rallentare l’intero sistema.

La regola in sostanza dice questo: superato il tetto assegnato, l’applicazione viene prima frenata e poi eventualmente terminata. Il sistema non aspetta che la memoria si esaurisca per intervenire, agisce prima.

Quanto alla diffusione, l’orizzonte è largo. I produttori che applicheranno questi tetti sull’intera gamma cresceranno di numero nell’arco dei prossimi dodici mesi, e colpisce soprattutto quali dispositivi ricadono nel perimetro: si parte da chi monta 4 GB di RAM e si arriva oltre i 16 GB. Sono i due estremi del mercato Android, il telefono economico e il modello di punta.

Perché proprio adesso: c’entra il prezzo della RAM

Questa è la parte che spiega il tempismo, e non è una questione tecnica ma economica. I chip di memoria sono rincarati, e il rincaro sta spingendo diversi produttori Android a montare meno RAM sui propri dispositivi per tenere i prezzi sotto controllo.

Da qui la logica dell’operazione: se la quantità di memoria disponibile smette di crescere, o addirittura si riduce, l’unica strada per mantenere un telefono fluido è usare meglio quella che c’è. I limiti per singola app sono la risposta software a un problema nato sul mercato dei componenti.

Messa così, la novità si legge in modo diverso da come la si legge di solito. Non è una funzione in più che Google aggiunge perché può: è una contromisura a un peggioramento delle condizioni hardware che stava per scaricarsi sull’utente finale. Il rapporto fra le due cose è quello che rende l’intervento interessante più del meccanismo in sé.

Cosa cambia per chi il telefono lo usa e basta

Il beneficio atteso è concreto: meno episodi in cui il telefono rallenta per colpa di una singola applicazione che pretende più risorse di quante le servano davvero. Non è un aumento di potenza, è la rimozione di una causa di lentezza.

Il vantaggio si sentirà soprattutto sui modelli più economici, ed è logico che sia così: un telefono con 4 GB di RAM ha pochissimo margine, e basta un’applicazione sregolata per mandarlo in affanno. Su un modello con 16 GB lo stesso comportamento passa quasi inosservato.

Da notare che tutto questo non richiede niente da parte tua: non ci sono impostazioni da attivare, nessuna voce nei menu. Il limite lo applica il sistema operativo, e chi ha il telefono se ne accorge solo dall’assenza dei rallentamenti.

Chi invece deve rimboccarsi le maniche

Il lavoro vero ricade su chi le applicazioni le scrive. Per gli sviluppatori ottimizzare il consumo di memoria diventa un requisito e non più un’attenzione facoltativa: un’app che sfora i limiti viene penalizzata dal sistema, e la penalizzazione la vede l’utente sotto forma di app lenta o che si chiude da sola.

Non riguarda soltanto le app comuni. Come racconta XiaomiToday presentando un programma per il recupero dei file cancellati, i software di quella categoria devono essere riadattati a ogni nuova versione di Android proprio perché cambiano sicurezza, autorizzazioni e gestione della memoria. Il terzo elemento di quell’elenco è esattamente quello di cui stiamo parlando.

Ne esce una simmetria che vale la pena mettere a fuoco: lo stesso intervento che dovrebbe rendere il telefono più scattante costringe a rimettere mano al codice sia chi scrive le app normali, sia chi scrive gli strumenti che lavorano sulla memoria del telefono. La reattività che l’utente guadagnerà è pagata in ore di lavoro dalla parte opposta dello schermo.

Il contesto più ampio

I limiti di memoria sono una delle novità di Android 17 che si notano meno e potrebbero contare di più. All’estremo opposto ci sono le nuove emoji tridimensionali, che si vedono al primo messaggio e non cambiano nulla nel funzionamento: le abbiamo raccontate nell’articolo su perché le nuove emoji di Android 17 somigliano a quelle di iPhone.

Per capire quando questa novità arriverà sul tuo telefono, invece, conviene partire dallo stato reale della distribuzione di Android 17 e dei calendari di aggiornamento dei produttori: oggi la versione stabile è installata su un numero di modelli molto più ristretto di quanto le notizie facciano pensare.

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