Tracking pixel nelle email: perché arrivano e cosa puoi fare

Tracking pixel nelle email: perché arrivano e cosa puoi fare

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Fastweb, Vodafone e TIM scrivono ai clienti sui tracking pixel: il 29 ottobre scade il termine fissato dal Garante Privacy per adeguarsi alle linee guida.


Se in questi giorni la vostra casella di posta si è riempita di messaggi sui «tracking pixel», la ragione è una scadenza: il 29 ottobre 2026 termina il periodo di sei mesi concesso dal Garante per la protezione dei dati personali per adeguarsi alle sue linee guida sull’uso di questi strumenti nelle email. Fastweb e Vodafone hanno scritto ai clienti tra il 19 e il 27 ottobre, mentre TIM ha inviato la sua comunicazione il 27 ottobre. Le regole valgono per qualunque mittente, non solo per i gestori telefonici.[1][2][3]

In breve

  • Il 29 ottobre scade il termine del Garante: per questo arrivano tante email informative.
  • Un tracking pixel è un’immagine invisibile che segnala quando apri un messaggio.
  • Servono informativa e consenso, con eccezione per le statistiche anonime e revoca selettiva.
  • TIM distingue tre finalità; ci sono tre modi per limitare il tracciamento.

Perché le email arrivano proprio ora?

La risposta sta in una data di calendario. Il Garante ha adottato le linee guida il 17 aprile 2026 e, come ricorda SmartWorld, le ha pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile, lasciando ad aziende e mittenti sei mesi di tempo: il termine scade quindi il 29 ottobre 2026. Secondo HDBlog, molti hanno aggiornato i consensi solo nell’ultimo periodo utile.[2][3]

Il fenomeno, però, va ben oltre il mondo della telefonia. Come precisa MondoMobileWeb, le linee guida riguardano tutti i soggetti che usano questi strumenti nelle email, a prescindere dal settore, e gli operatori sono solo una delle categorie coinvolte. Oltre a Fastweb, Vodafone e TIM, secondo SmartWorld scrivono anche banche, fornitori di servizi e newsletter; HDBlog cita tra gli esempi l’app Plenitude On The Road. L’invio di una informativa, inoltre, non significa per forza che siano stati introdotti nuovi strumenti: può riguardare tecnologie già in uso.[1][2][3]

Che cos’è un tracking pixel e come funziona?

Per capire la portata della novità serve prima capire lo strumento. Un tracking pixel è un’immagine minuscola, spesso trasparente, ospitata su un server esterno e non contenuta direttamente nel messaggio. Quando il programma di posta scarica le immagini, il mittente viene a sapere che l’email è stata aperta. Secondo HDBlog può raccogliere anche indirizzo IP, dispositivo usato, tempo di consultazione e numero di aperture.[2][3]

Un limite tecnico, però, ridimensiona il meccanismo. Il pixel funziona solo se le immagini vengono caricate: chi legge le email in formato testo o blocca le immagini esterne non viene tracciato. Il contenuto dei messaggi personali, precisa MondoMobileWeb, non è invece rilevabile con questi strumenti. Le finalità dichiarate dai mittenti, riassume SmartWorld, vanno dalla verifica di consegna alla misura delle campagne di marketing, fino all’individuazione di tentativi di phishing.[1][2]

Che cosa prevedono le regole del Garante?

Sul piano giuridico, invece, la posizione del Garante è netta: i pixel seguono le regole dei cookie. Il Garante ha ricondotto i pixel all’articolo 122 del Codice privacy, la norma che disciplina anche i cookie. Chi li usa per tracciare il singolo destinatario deve informarlo e ottenere un consenso preventivo. Secondo SmartWorld basta che la richiesta di consenso al marketing espespliciti la presenza dei pixel, e chi aveva già un consenso senza questa menzione può sanare la situazione con una email informativa: è il tipo di messaggio in arrivo in questi giorni.[2][4]

Esiste poi un’eccezione importante, insieme a una novità sul fronte della scelta. Il consenso non serve per le statistiche aggregate sulle aperture, per migliorare la consegna o contrastare lo spam, purché il pixel sia identico per tutti i destinatari e i dati tecnici come l’IP siano anonimizzati. Il destinatario, inoltre, può revocare il consenso in modo selettivo: continuare a ricevere le email senza essere tracciato. Secondo SmartWorld questa revoca deve essere raggiungibile da un link o da un’icona nel piè di pagina del messaggio.[2][4]

Che cosa dice TIM e cosa può fare chi riceve l’email?

Un esempio concreto è proprio la comunicazione dell’operatore. Nell’email del 27 ottobre, riportata da MondoMobileWeb, TIM indica tre finalità: statistiche aggregate, servizio o obblighi normativi (per esempio attivazioni, scadenze contrattuali o comunicazioni su frodi e incidenti di sicurezza) e marketing, quest’ultimo per i clienti che hanno dato il consenso. L’operatore separa inoltre gli strumenti per rilevazioni aggregate da quelli associati a un singolo destinatario.[1][2]

E per chi riceve questi messaggi, quali sono le strade? SmartWorld ne indica tre: usare il link di disattivazione presente nell’email, perché secondo le comunicazioni degli operatori chi non fa nulla resta tracciato come prima per i consensi già dati; bloccare il download delle immagini esterne dal programma di posta, ad esempio in Gmail o con la Protezione della privacy di Mail su iPhone e Mac; oppure disiscriversi del tutto, strada che resta invariata.[2]

In sintesi

Il quadro, a conti fatti, è piuttosto lineare. Le email di Fastweb, Vodafone e TIM non sono spam né phishing: seguono una scadenza fissata dalle linee guida del 17 aprile 2026, con termine al 29 ottobre, sei mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 29 aprile. Ai destinatari restano tre vie: il link di disattivazione, il blocco delle immagini esterne nel programma di posta e la disiscrizione.[1][2]

Fonti

  1. MondoMobileWeb: Tracking pixel nelle email: anche TIM informa i clienti, adeguamenti nel settore TLC
  2. SmartWorld: Email sui tracking pixel da operatori e banche: perché arrivano proprio ora e cosa devi fare
  3. HDBlog: Perché stiamo ricevendo decine di email sulla privacy: c'entrano i pixel invisibili
  4. SmartWorld: Vi stanno arrivando email sui pixel di tracciamento? Ecco cosa sono
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