Apple ha tagliato almeno 60 posti di lavoro nel gruppo che sviluppa il suo visore, cioè l’apparecchio che si indossa sugli occhi e proietta immagini davanti a chi lo porta. La notizia arriva dalla testata americana AppleInsider, che cita fonti interne, ed è stata ripresa dai siti italiani. L’azienda non ha commentato.
Se hai un iPhone e non hai mai pensato di comprare un visore da qualche migliaio di euro, il motivo per cui la cosa ti riguarda sta in dove sono finite quelle competenze: dentro Siri e dentro il progetto degli occhiali smart, un accessorio pensato per funzionare collegato al telefono. Il resto, come si vede, è meno chiaro di quanto suggeriscano i titoli.
Il numero è certo, il significato no
Sul dato le tre ricostruzioni italiane concordano: almeno 60 persone dell’Apple Vision Products Group e di altri gruppi legati ai progetti XR, la sigla che raccoglie realtà virtuale (un ambiente ricostruito che ti circonda) e realtà aumentata (informazioni sovrapposte a quello che vedi davvero).
Sul significato no, e la distanza è ampia. Gizchina titola che il progetto sarebbe morto, ma nel testo scrive l’opposto: la riduzione non chiude il gruppo né manda in soffitta il software, e con l’arrivo di visionOS 27 la piattaforma continua a essere aggiornata. iPhoneItalia mette nero su bianco che sessanta uscite non equivalgono a una cancellazione del prodotto, visto che lo sviluppo prosegue e restano gli usi professionali, medicali e aziendali. iSpazio parte dal riconoscere che il Vision Pro non ha avuto l’impatto sperato, ma giudica difficile che l’azienda rinunci così in fretta a un’intera categoria.
Vale la pena fermarsi un secondo su questo: due fonti su tre negano esplicitamente la chiusura, e la terza la nega nel corpo dopo averla annunciata nel titolo. La lettura drastica vive quasi solo nelle intestazioni.
Perché il visore si è fermato
Sui motivi c’è invece accordo. Prezzo alto, struttura pesante, poche applicazioni dedicate nonostante il lavoro fatto per costruire un sistema operativo da zero. iSpazio aggiunge che, secondo indiscrezioni precedenti, le vendite sono rimaste sotto previsioni interne già prudenti.
Poi c’è un fattore che con il visore non c’entra nulla: la corsa all’intelligenza artificiale ha fatto salire il prezzo dei chip di memoria, e Apple ha dovuto ritoccare il listino verso l’alto. Lo segnalano sia iSpazio sia Gizchina. È lo stesso rincaro che tocca i componenti degli smartphone, e ha colpito un prodotto che aveva bisogno esattamente del contrario.
Le persone del visore erano già passate a Siri
Questo è il pezzo che i titoli saltano. iPhoneItalia ricostruisce che nel 2025 il Vision Products Group era stato riorganizzato, con hardware e software assorbiti nelle divisioni di ingegneria più grandi, e che Mike Rockwell, tra i principali artefici del Vision Pro, era passato a guidare Siri. Parte del suo gruppo lo aveva seguito. Gizchina descrive lo stesso spostamento dal lato delle priorità: risorse concentrate su Siri e su occhiali leggeri, sotto la guida di John Ternus.
Mettendo insieme le due ricostruzioni si ottiene una cosa che nessuna delle due dice per intero: il travaso verso l’assistente vocale del telefono era cominciato un anno fa, e i 60 posti tagliati adesso ne sono la coda, non l’inizio.
Gli occhiali smart, e cosa non fanno ancora
La destinazione indicata da tutte le fonti sono gli occhiali smart: montature normali con dentro elettronica. Il primo modello attribuito ad Apple dalle indiscrezioni riportate da iPhoneItalia non avrebbe nemmeno uno schermo, ma fotocamere, microfoni, Siri e le funzioni di riconoscimento visivo, tutto legato all’iPhone. Il paragone citato sono i Ray-Ban di Meta.
Il che significa che quel primo modello, per come viene descritto, di realtà aumentata in senso stretto non ne farebbe: senza display, niente si sovrappone a quello che vedi. iPhoneItalia segnala anche l’ostacolo della categoria, cioè la possibilità di riprendere le persone a loro insaputa, che ha già portato a restrizioni in cinema e tribunali.
Cosa resta aperto
Al 21 agosto 2026 i punti fermi sono quattro: i tagli riportati da AppleInsider, il numero di almeno 60 persone, il silenzio dell’azienda, lo sviluppo di visionOS che prosegue. Il resto è lettura, e le tre testate la declinano in modo diverso: laboratorio per i dispositivi futuri secondo iPhoneItalia, pausa su una linea poco praticabile nel breve per Gizchina, passaggio verso gli occhiali per iSpazio.
Fuori da tutte le ricostruzioni resta la cosa che per quelle sessanta persone conta di più: quante siano state ricollocate altrove dentro l’azienda e quante siano invece uscite. Nessuno lo dice.


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