Immagina la fotocamera posteriore del telefono montata non a filo della scocca, ma in cima a un braccetto che esce dal corpo, si alza, ruota e ti segue mentre parli. Non è un concept da fiera: Honor lo ha presentato come prodotto in vendita, si chiama Robot Phone e dal 18 agosto 2026 sta sugli scaffali cinesi.
La prima cosa da sapere, però, riguarda te che leggi da qui: in Italia non si compra. Al momento dell’annuncio Honor non ha comunicato alcun piano di distribuzione per il nostro mercato né per gli altri paesi, e le uniche vie d’acquisto passano da rivenditori che importano il modello cinese. È il motivo per cui questo articolo racconta cos’è e cosa fa, non se conviene: sulla strada dell’importazione le fonti sollevano più dubbi che risposte.
Cos’è un gimbal, e perché qui e diverso
Gimbal e la parola che ricorre in ogni comunicato, quindi conviene toglierla di mezzo subito. Un gimbal è un supporto snodato con dei piccoli motori che tengono ferma la telecamera mentre chi la regge si muove: è quello che rende fluide le riprese di chi cammina, ed e il principio dei bastoni stabilizzatori che si comprano a parte, come la famiglia DJI Osmo Pocket citata da gizchina come termine di paragone.
Fin qui niente di nuovo. La differenza del Robot Phone e che quel meccanismo non è un accessorio da attaccare al telefono: sta dentro il telefono. Honor lo chiama Titanium Agile Gimbal e dichiara di averlo ridotto del 65% rispetto agli stabilizzatori tradizionali, guadagnandoci allo stesso tempo il 200% in robustezza strutturale secondo i dati riportati da techzilla.
I numeri della meccanica dicono quanto sia una miniatura: il motore principale pesa 2,6 grammi ed e spesso 6 millimetri, il modulo si muove su quattro assi e arriva a 360 gradi al secondo. Honor rivendica oltre 100 componenti di precisione, una sessantina di lavorazioni per assemblarlo e più di un centinaio di brevetti depositati.
Cosa fa davvero quel braccio
Qui sta la differenza tra uno stabilizzatore è un robot, e vale la pena essere concreti. Le due fonti che descrivono il funzionamento concordano su tre comportamenti distinti.
- Sta fermo mentre tu ti muovi. È la funzione classica dello stabilizzatore: il braccio compensa gli scossoni della mano, quindi la ripresa in camminata non balla.
- Ti insegue senza che tu lo tocchi. Il telefono riconosce il soggetto, capisce da dove arriva la voce e ruota la fotocamera per tenerti nell’inquadratura. Honor lo destina esplicitamente a vlog, dirette e videochiamate: appoggi il telefono e lui si gira mentre ti sposti per la stanza.
- Si comporta da personaggio. Attraverso l’assistente Yoyo, scrive gizchina, il gimbal osserva l’ambiente circostante e dispone di oltre cento tra espressioni e movimenti: cenni, sbirciate, perfino il movimento a tempo di musica.
Il terzo punto è quello che spiega il nome commerciale, ed e anche quello su cui e più difficile farsi un’idea leggendo un comunicato. Le modalità di ripresa e i comandi vocali sono il capitolo dove le due testate entrano nel dettaglio, e dove conviene guardare per capire quanto di tutto questo sia utile e quanto sia dimostrazione.
La parte fotografica, oltre il braccetto
Sul braccio mobile Honor ha piazzato il sensore principale: 200 megapixel, formato 1/1,28 pollici, apertura f/1.6. Non è l’unica fotocamera. Dietro ci sono anche un teleobiettivo periscopico anch’esso da 200 megapixel con zoom ottico 2,7 volte, e una grandangolare da 50 megapixel che copre 122 gradi e serve pure per le macro. Davanti, una camera da 50 megapixel per i selfie.
Il pezzo che le fonti trattano come la vera notizia industriale, però, non è un sensore: e la firma in fondo al comunicato. Robot Phone e il primo prodotto nato dall’accordo tra Honor e ARRI, l’azienda tedesca che costruisce da un secolo le cineprese usate sui set cinematografici. Concretamente il telefono registra in un formato chiamato LogC3 a 10 bit: è un video volutamente slavato e piatto, che non si guarda così com’e ma si porta in un programma di montaggio dove il colore si costruisce dopo. È il modo di lavorare del cinema, e techzilla riporta una gamma dinamica dichiarata fino a 14 stop, cioe quanta differenza tra la parte più chiara e quella più scura dell’inquadratura il sensore riesce a registrare senza bruciare o annerire.
Chi filma con il telefono per pubblicare direttamente non ci farà niente, e va detto: serve a chi il video lo monta e lo corregge. Ed e la ragione per cui i dirigenti delle due aziende, nelle dichiarazioni riportate da techzilla, parlano di controllo e non di qualità: David Bermbach, Chief Product Officer di ARRI, ha riassunto così la posta in gioco: «Il futuro non riguarda semplicemente un numero maggiore di pixel. Riguarda il controllo».
Quanto e grosso, e quanto pesa
La domanda arriva spontanea quando si legge di motori e snodi dentro una scocca, e la risposta e più contenuta del previsto: 9,59 millimetri di spessore e 248 grammi, per un corpo lungo poco più di 15 centimetri. Sono i dati della scheda pubblicata da gizchina.
Vale la pena metterli in prospettiva. Uno smartphone di fascia alta oggi viaggia largamente sotto i 250 grammi e sotto i 9 millimetri: il Robot Phone e quindi più pesante e più spesso della media, ma resta dentro il perimetro di un telefono normale, non è un ibrido con una videocamera. Il confronto più istruttivo è un altro: il meccanismo che qui sta dentro la scocca, nella versione da comprare a parte, è un oggetto separato da portarsi in borsa. Averlo integrato costa quei grammi.
Il resto della scheda è quello che ci si aspetta da un top di gamma del 2026: schermo OLED da 6,31 pollici con frequenza variabile fino a 120 Hz, processore Snapdragon 8 Elite Gen 5, fino a 16 GB di memoria di lavoro e 1 TB di spazio, Android 16 sotto l’interfaccia MagicOS 10. La batteria da 7.060 mAh e generosa: Honor ci e arrivata usando la chimica al silicio-carbonio, che a parita di ingombro immagazzina più energia, e serviva proprio perché il vano interno e occupato dal meccanismo. Si ricarica a 120 W col cavo e a 50 W senza.
Prodotto vero o vetrina tecnologica?
La domanda e legittima, perché di telefoni con pezzi mobili se ne sono visti tanti alle fiere e pochi nei negozi. Su questo le fonti danno una risposta chiara nei fatti: il Robot Phone era nato come concept, mostrato in fiera l’autunno scorso, e ha finito per diventare un modello a listino con due configurazioni, due colori, preordini aperti dal 12 agosto e vendite dal 18. Non è un prototipo.
C’e però un secondo livello della stessa domanda, e riguarda l’affidabilita. Nessuna delle fonti disponibili lo ha provato: sono tutte resoconti dell’annuncio, costruiti sui dati dichiarati dal produttore. Techzilla è l’unica che mette in guardia esplicitamente, osservando che resta da capire quanto le funzioni robotiche terranno fuori dalle condizioni controllate di una dimostrazione. È un’avvertenza sensata per qualunque meccanismo mobile, che per definizione ha più modi di rompersi di una lente incollata.
Un dato aiuta a inquadrare le intenzioni commerciali di Honor, ed è un raffronto che nessun comunicato fa: la versione base costa 9.999 yuan, circa 1.283 euro al cambio riportato da gizchina. Le indiscrezioni della vigilia parlavano di oltre 15.000 yuan, più di 1.940 euro. Il listino reale e quindi arrivato un terzo sotto la cifra che circolava, è un’azienda che prezza sotto le attese non sta costruendo un pezzo da collezione in tiratura limitata: sta provando a vendere.
Cosa resta da capire
Il punto aperto più grosso e anche il più banale: fuori dalla Cina questo telefono non esiste ancora. Le due testate che raccontano il lancio si fermano allo stesso identico punto, e cioe che non ci sono comunicazioni su altri mercati. Non e detto che non arrivino, ma allo stato dei fatti chi in Europa lo vuole deve passare da chi lo importa, con i sovrapprezzi e i vincoli sul modello cinese di cui parla xiaomitoday senza però riuscire a dettagliarli.
Il secondo punto aperto e se una fotocamera che si muove da sola sia un’idea destinata a restare o l’ennesimo esperimento. La differenza rispetto ai tentativi passati sta in cosa Honor ci ha appoggiato sopra: non solo la stabilizzazione, che gli stabilizzatori esterni fanno già bene, ma l’inseguimento automatico del soggetto e il lavoro sul colore fatto con ARRI. Sono due funzioni pensate per chi si riprende da solo. Se quella e davvero la scena a cui il prodotto punta, il giudizio non lo daranno le schede tecniche: lo daranno le prime prove sul campo, che al momento non esistono.


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